Collezioni di Chimica dell’Università di Pavia

 

Carta d’identità:

Indirizzo: Dipartimento di chimica fisica, via Taramelli 16 - 27100 Pavia.
Recapito telefonico: 0382 987210
fax: 987575
Eventuale sito web:  http://ppp.unipv.it/musei/pagine/DipChim/dipchim.htm
Direttore/curatore/responsabile: Non c’è propriamente un direttore (Paolo Ferloni curatore) Indirizzo: e-mail: paolo.ferloni@unipv.it
Il museo è aperto / chiuso al pubblico: Le collezioni non sono ancora aperte al pubblico
Orario di apertura: X
Costo: X
Ente di appartenenza: Università
Anno di fondazione: 1999
Il museo deve sostenersi economicamente oppure no? Per il momento è a carico dell’Università.

 

Struttura:
Metri quadri totali del museo / collezione: ci sono armadi sparsi in ogni dipartimento, è difficile dire il numero esatto dei metri quadri coperti.
Di questi, metri quadri adibiti a spazi espositivi aperti al pubblico: nessuno.
Il museo dispone di una biblioteca (se si indicare i metri quadri): Sì, c’è.
Il museo ha personale retribuito? No.
Se sì, indicare quante persone lavorano a tempo pieno e/o part-time: 1 per ogni anno (una volontaria del servizio civile).
 
Contenuti:
Indicare brevemente cosa contiene il museo / collezione:
A partire dal 1999 un Gruppo di lavoro per il Museo di Chimica, nato dalla collaborazione tra i Dipartimenti di Chimica Biologica, Chimica Farmaceutica, Chimica Fisica, Chimica Generale, Chimica Organica, e il Centro Grandi Strumenti, ha avviato un’opera di salvaguardia delle apparecchiature e strumenti, giacenti in armadi e magazzini, dismessi dai vari dipartimenti chimici perché obsoleti o non più utili a scopo di ricerca.
Nell'attesa di poter creare un museo che raccolga queste testimonianze o almeno di poter disporre di spazi adeguati alla loro conservazione e valorizzazione. Si conservano attualmente nei dipartimenti:
- diverse centinaia di antichi reagenti e prodotti (secolo XX);
- strumenti di misura chimico-fisici;
- oggetti di vetreria;
- testimonianze e documenti e fotografiche.
Nella Biblioteca Interdipartimentale di Chimica è conservato un fondo di numerosi volumi antichi (circa 300) e manoscritti.
Esiste un po’ di materiale in formato elettronico, curato prevalentemente dal prof. Ferloni, corredato di fotografie e descrizioni degli oggetti e della loro storia.
Numero di bacheche: qualche decina.
Numero di oggetti: centinaia.
Numero di strumenti: qualche decina.
Numero di prodotti chimici: parecchie centinaia.
C’è una collezione storica? (se sì, indicare gli oggetti più significativi) Sì, nel senso che ci sono strumenti e oggetti del secolo scorso, oggi non più utilizzabili perché superati, ad esempio.
Ci sono collezioni private? No.
Ci sono spazi interattivi? No
Esperienze di laboratorio per i visitatori? No.
Ci sono pannelli esplicativi? No.
Ci sono spiegazioni e/o didascalie degli oggetti? No.
Prevale la componente oggettivistica o il materiale cartaceo? Oggettivistica.
 
Rapporto con l’esterno e/o con il pubblico:
Il museo svolge attività didattica? (se sì, indicare cosa propone)
Sono attivi due corsi di storia della chimica, uno presso il dottorato (si tratta di un modulo monografico impartito a turno dai sei docenti del coordinamento: prof. Paolo Iadarola, Alberto Brandone, Carlo Mario Gandini, Paolo Ferloni, Luigi Garlaschelli, Giorgio Giacomo Mellerio; è partito proprio ora, dal 2006) e uno presso la SILSIS (Lombardia, scuola per insegnanti, partito dal 2002, curato dal prof. Ferloni).
Il museo organizza iniziative, mostre ed eventi? (se sì, indicare) No.
Quale è il numero di visitatori medio? (mensile o annuale) Non è aperto, quindi nulla.

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